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Nata a Cagliari, inizia giovanissima la carriera da cantante lirica, debutta proprio al Giglio di Lucca, teatro che le ha poi consentito di passare alla Scala per "Macbeth". È tra le artiste più richieste al mondo.
Tra i precipizi di Lucrezia Borgia la mia voce espreime la sua forza
L'artista cagliaritana domani sera alla prima dell'opera di Donizzetti al Verdi: «Un'emozione cantare davanti a un pubblico che ha la mia stessa radice»
di Roberta Pietrasanta
Si alza il sipario per Lucrezia Borgia. È la prima volta che il teatro Verdi di Sassari può ammirarne l'opera lirica. L'occasione arniva per i 210 anni dalla nascita del cornpositore. Ma il capolavoro di Gaetano Donizetti all'inaugurazione della stagione organizzata daIl'Ente Concerti Marialisa de Carolis, qui diretto da Bruno Cinquegrani con la regia di Francesco Bellotto, ha un'interprete che Sassan già conosce e ama. Ieri le prove generali, domani la prima ufficiale (in replica il 7 e il 9) e a lei, Paoletta Marrocu, non resta che fare un bel respiro ed entrare in scena, perché tanto «l'adrenalina, quella arniverà puntuale». Vive fra Venezia, Zunigo e il resto del mondo e con vivacità confessa: «Paoletta è il nome che mi diede mio padre perché alla nasscita mi trovò magrolina. E io non ho voluto nomi d'arte>. Un anno fa esordì proprio sul palco della prestigiosa stagione lirica sassarese ne La ciemenza di Tito come Vitellia: fu un successo. Quest'anno ancora una volta una primizia.
Che sapore ha tornare in Sardegna dopo un anno in giro per i teatri lirici internazionali?
È tornare a casa, fare quaieosa per la tua gente. E un'emozione particolare.
Prima del 2006 erano dieci anni che non cantava nell'Isola.
C'è stato un esordio cagliaritano nel '95 e poi un'interruzione dei rapporti. Si tratta di una questione di calendari. E un po' un leit motiv per i sardi. È stato cosi per Giusy Devinu o per Gazzale. È un misto di casualità e di coincidenze. Un peccato: è un piacere, esibirsi davanti a persone che hanno la tua stessa radice.
Com'è arrivata a Lucrezia?
L'ho sempre voluta cantare e normalmente sono conosciuta per un altro genere di repertorio, più spinto. Ma non ci si deve confinare in un repertorio circoscritto. E la mia voce è molto adatta.
È un'interpretazione che le dato difficoItà?
È un ruolo stimolante. Il cattivo è sempre più interessante del buono. Ha più sfaccettature. Occorre costruire una psicologia del personaggio. Bisogna risaiire all'infanzia per capire meglio. E il passato di Luerezia è tremendo. Ha vissuto degli incesti, ha una vita sentimentale turbata. Schiacciata fra ii mondo maschile e i vari poteri dei tempo, deve tirare fuori una vioienza inaudita. Ed è incapace di perdonare. È una persona irrisolta e ciò la porta a un precipizio.
Le è capitato di rifiutare I'esecuzione di qualche ruolo?
Si. Per esempio nel repertorio tedesco. Alcnni ruoli sono troppo lontani dalla mia visione della vocalità che intendo come espressione dell'individuo.
Paoletta torna a casa grazie alla Clemenza di Tito
Dieci anni di assenza e domani il debutto
«Un regalo per me e per chi mi vuole bene»
Galeotto fu Monteverdi e la sua Poppea incoronata. «Ricordo ancora l'emozione. Io sul palco, lui sul palco. E tutt'intorno la magia della Scala di Milano. Come all'improvviso, una voce, e fu subito amore». Voce possente, da basso. Quella di Antonio De Gobbi, lo scorso anno magistrale Dulcamara al Verdi di Sassari. Che con il solo elisir della voce da 12 anni accompagna, sulle scene del teatro e della vita, una delle migliori artiste italiane nel mondo: il soprano sardo Paoletta Marrocu.
Quindici anni di carriera, oltre 200 rappresentazioni, 61 ruoli - dì scena; decine di registrazioni audio e video, un repertorio che spazia dal barocco a Mozart da Verdi a Puccini, dal Verismo al moderno, e un consenso di pubblico e critica sempre crescente che ne fanno una delle più fèlici realtà della scena lirica internazionale. Con un'agenda fitta di appuntamenti, fino al 2011; i prossimi mesi di novembre e dicembre a Vienna con Nabucco e Tosca, a febbraio, a Shangai con Turandot, a marzo e aprile a San Diego con Macbeth, e poi Washington, Amburgo, San Francisco e Barcellona. Ma prima, domani alle 20,45 al teatro Verdi di Sassari, con la La clemenza di Tito di Mozart, nelle vestì di Vìtellia (e al suo fianco, Antonio DeGobbi nel ruolo di Publio). Un'opera che segna il ritorno del soprano in Sardegna; dopo 10 anni di assenza. «Un ritorno fortemente voluto», dice. E aggiunge: «Un regalo per me e per chi mi vuole bene». E un garbato sorriso ne increspa le sottili labbra. Sorriso di donna, sorriso di moglie, sorriso di mamma.
Sorriso che si fa riso, nel racconto. Magia che si fa nostalgia, nel ricordo. Di una giovane cantante formatasi al conservatorio musicale di Cagliari alla scuola di Lucia Cappellino, prima di perfezionarsi alla corte di Renata Scotto. E prima di traghettare oltremare e4 oltralpe sogni di amore, per la vita e per l’arte “Artist for Peace”, l’ha incoronata l’Unesco di Parigi, cantante di fama mondiale l’ha consacrata la critica specializzata, nuovo alfiere del canto all’italiana l’ha eletta il pubblico europeo. E lei. temperamento e intelligenza, che fa? Ringrazia e sorride. E aggiunge: «II melodramma è -teatro il teatro è arte, l'arte è emozione: passione divisa e sensibilità condivisa». Ed ancora: -Qualità vocale e abilità attoriale vanno a braccetto». Perché. continua, «il teatro è comunicazione, azione partecipata con il pubblico, con le sue reazioni immeditate, più che con il suo giudizio mediato». Ed è voce che si proietta nel teatro quella di Paoletta. Voce di attrice, voce di cantante. Con un timbro, un colore e una freschezza di immagini tale da riuscire a conferire ai personaggi del suo vasto repertorio.(«Sessantuno? Non lì avevo, mai contati», ammette) una ricchezza di sfumature, accenti ed espressioni, unica e irripetibile. «L'artista non può ambire al nuovo quanto al rinnovo della propria arte», dice lei, che fa teatro di comunicazione con il pubblico ed anche con i partner di scena e fuori scena .
Ad affiancarla domani (e domenica 15) sotto le luci del proscenio del teatro Verdi, un cast tutto italiano.Un parterre d’eccezione diretto dalla bacchetta di Eric Hull, per la regia di Marco Spada e formato da Antonio De Gobbi, Francesca Provvisionato, Alessandro Liberatore, Marina De Liso, Sandra Pastrana. E con Paoletta Marrocu a far da attesa ospite, oltre che padrona di casa, di quel Verdi di Sassari che la vide dieci anni fa, nel 1996, applaudita interprete di Carmen di Bizet.
Versatilità artistica ed eccletticità stilistica sentenzia di lei la critica. «Una caratteristica più che una qualità » risponde lei. Attenzione profonda al personaggio oltre che alla partitura decreta di lei la critica. «Una necessità più che una peculiarità», risponde lei. Perché, soggiunge, «il personaggio non si crea a tavolino: va pensato prima ancora che interpretato, sentito prima che voluto. Va accolto insomma in maniera naturale, spontanea. A dirlo è la storia, la letteratura musicale. Mozart componeva le sue opere in venti giorni? Venti giorni allora sono sufficienti per vestire un personaggio». Perché l'arte è emozione. Lo dice, lo ripete, con inflessione dolce, modo pacato. E con quel riso che si fa sorriso. Sorriso di donna, sorriso di moglie, sorriso di mamma. Che dall'isola ha traghettato sogni di amori per la vita e per l'arte, scordandone però uno nel cassetto: far ritorno a Cagliari al Lirico. Con Antonio, con il suo pubblico, nella sua terra.
Corrado Piana, 12/10/2006
Pa0oletta Marrocu
Turandot
soprano
Un debutto recente, Turandot a Zurigo. Un repertorio vastissimo che spazia dal barocco a Mozart, da Verdi a Puccini e al verismo fino a composizioni moderne, tutto in appena 15 anni di carriera. Enorme versatilità, attenzione profonda sia all'nterpretazione del personaggio che della partitura, sono alcune delle caratteristiche principali del soprano sardo. Ma cosa ci dice l'artista riguardo alla sua dimestichezza con ruoli molto diversi tra loro, alcuni dei quali certamente difficili e pericolosi?
In che senso pericoloso, è tutto pericoloso nella vita, lo stesso vivere è pericoloso. Nel momento in cui si sale su un palcoscenico (e a prescindere dalla lunghezza del ruolo che si canta) si è sottoposti al giudizio del pubblico, sera dopo sera (come gli acrobati del circo quando si esibiscono senza rete) ci mettiamo in gioco e rischiamo tutto. Un ruolo, qualunque esso sia, va fatto con la massima serietà e con la massima onestà, ed è quello che ho sempre cercato di fare sin dall'nizio dei miei studi canori.
Se perdessi l'onestà nel canto penso che cambierei lavoro. È come nei rapporti sentimentali, una questione di rispetto e sincero amore tra me e il pubblico. Credo che siano considerazioni di base fondamentali, ovviamente quando si affronta un ruolo nuovo lo si sceglie in base non soltanto al proprio gusto, al proprio piacere estetico, ma anche e forse soprattutto in base alle proprie caratteristiche vocali e di temperamento. Diciamo che le scelte di un cantante sono in parte obbligate dalla sua vocalità, in parte dal mercato. Sicuramente si sarà notato in questi anni un cambio nel modo di affrontare il repertorio. Un tempo si identificavano con un certo tipo di repertorio delle voci particolarmente voluminose, magari aggressive, con determinate caratteristiche. Oggi come oggi il repertorio si sta in generale un po' alleggerendo e quindi a volte ci si trova ad affrontare ruoli che, se fossimo state cantanti di cinquant'anni fa, non avremmo interpretato, proprio perché il mercato si volgeva a vocalità diverse. Il repertorio è stato dunque rivisto. Un po' rimpiango di non essere stata una cantante di cinquant'anni fa. La sfida comunque è un elemento adrenalinizzante, è scatenante del fatto artistico, in qualche maniera lo stimola. Trovarsi a gareggiare, tra virgolette, perché poi di una gara non si tratta assolutamente, con vocalità particolarmente brillanti come erano quelle della cosiddetta età dell'oro, beh sarebbe stato interessante. Anche se oggi non penso ci sia assolutamente carenza di voci. Forse mai come oggi c'è stata una scelta tanto ampia di cantanti e trovo semmai che la tecnica si sia adeguata a quello che è il gusto del momento.
Come ha deciso di compiere questo salto nel ruolo di Turandot?
Faccio una premessa. Tutti i ruoli che canto maggiormente, quelli degli ultimi anni, sono ruoli che non avrei voluto cantare troppo assiduamente. Diciamo che la grande insistenza dei teatri, le lunghe riflessioni, mi hanno portato ad accettarne alcuni con i quali poi ho riscosso grande successo. È stato così per Turandot, ma lo è stato anche per Macbeth, per Nabucco. Se dipendesse solo da me mi rivolgerei effettivamente con maggior frequenza a ruoli più lirici, ma per una precisa ragione: il ruolo lirico si canta più rilassati, si canta diciamo con un margine di capitale vocale inferiore, ci si può concedere di cantare con più leggerezza e in un certo senso avere anche una minore responsabilità. Altri ruoli invece richiedono di cantare sempre al limite di tutto ciò che si possiede. Quindi è sempre fortemente rischioso affrontarli. Frequentarli assiduamente è rischioso, perché si tratta di ruoli limite e che bisogna sempre affrontare con grande prudenza e ogni volta ricalibrare tutta la propria voce.
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Che tipo di vocalità richiede un personaggio come quello della principessa cinese? Quello che dicevo prima vale anche per Turandot, che secondo me non è un ruolo del tutto pucciniano, essendo stato fatto a quattro mani. Cominciato dal Maestro Puccini e completato dal Maestro Alfano, presenta ovviamente una vocalità discontinua e a tratti ostica. Peraltro, nonostante si richieda una vocalità spinta e di potenza, la partitura è estremamente acuta e ci vorrebbe quasi un soprano più versato alla zona estrema del pentagramma che non un lirico-spinto. Mi sono persuasa alla fine ad interpretare questo ruolo perché si trattava di una nuova produzione con un regista che a me piace molto, che è Giancarlo del Monaco, perché è un profondo conoscitore dell'opera lirica e la ama. Dunque il piacere di debuttare questo ruolo con una persona così esperta del repertorio e tra l'altro la volontà di creare un personaggio un po' diverso da quello che io più o meno avevo visto interpretare da colleghe anche illustri, ma che non mi faceva amare il personaggio di Turandot, mi hanno convinta ad accettare. Sostanzialmente l'avevo sempre vista un po' come una specie di Walkiria furibonda che non come una fanciulla che rifugge il matrimonio. Quindi volevo cercare di ridare a Turandot quella dimensione di creatura adolescenziale con tutta una problematica psicologica legata alla sessualità e conferirle dunque una vocalità più consona alla giovinezza di questo ruolo rendendola più credibile per il pubblico, per cui devo sottolineare per coloro che non avessero riscontrato in questo caso nel mio canto la abituale veemenza che si è trattato di una mia deliberata scelta artistica per altro pienamente condivisa dal direttore d'orchestra il M° Gilbert. |
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Magnificamente. José oltre ad essere un grande cantante è un eccellente collega. Ama come me la teatralità dell'opera ed è una persona che si dà molto sulla scena, quindi è stato veramente come creare una coppia vera, dal punto di vista teatrale. Cito una cosa che lui mi disse e che trovai buffa "è la prima volta che cantando 'i seni tuoi di giglio già treman sul mio petto' stò effettivamente sul petto della cantante." Essendo le soprano che cantano il ruolo di Turandot di calibro maggiore del mio, dal punto di vista fisico, capita insomma di cantare molto distanti!!! Nel nostro caso il duetto d'amore per esempio è stato un vero duetto di contatto fisico ed è stato un giovamento per lo spettacolo. |
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Globalmente, parto dall'insieme, sia del testo in quanto musica sia del testo in quanto parola. Cerco di trovare la statura psicologica e vocale del personaggio, creo una personalità che sia verosimile e compatibile con il temperamento e l'età anagrafica del ruolo, naturalmente nel rispetto stilistico proprio dell'epoca in cui l'opera è stata scritta. A volte bisogna ingentilire quelli che magari sono i punti deboli che inevitabilmente si trovano e mettere invece in evidenza quelle che sono le caratteristiche migliori da un punto di vista drammatico e/o musicale. Metto al servizio del ruolo tutta me stessa, come una medium presto la mia voce e il mio corpo al personaggio. |
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Certo che mi mancano. Il pubblico italiano sarebbe il pubblico al quale io stessa appartenevo prima di fare la cantante. E quindi sì, mi manca molto. È pur vero però che il teatro d'opera in Italia non sta vivendo un momento facile. La mia ridotta presenza in patria è legata non a una disconoscenza dei teatri italiani nei miei confronti, ma piuttosto al fatto che quando arrivano le richieste dall'Italia mi trovo già con il calendario completo. È piuttosto una casualità, diciamo. Comunque ci sarà presto un impegno in Italia, in Sardegna, per un debutto in un ruolo mozartiano a cui tengo moltissimo, sarò "Vitellia" nella Clemenza di Tito. È un personaggio che corteggio da tempo e ritengo che sia, tra i ruoli mozartiani, uno dei più affascinanti. |
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Non veramente. Ho notato un certo cambiamento durante la gravidanza, legato naturalmente ad un fatto ormonale. Dopodiché quando tutto ritorna come prima, la voce più o meno rimane come era prima, forse si irrobustisce un po' più il centro, ma per il resto non ho trovato differenze. |
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Paoletta Marrocu ne "L'amore dei tre re"
soprano
Si sta avvicinando una data importante per l'eccezionale giovane artista: 10 anni di carriera che si è rivelata di prestigio e ora in grande ascesa nei teatri mondiali.
Artista versatile di importante vocalità e temperamento scenico, sa tratteggiare e plasmare i diversi, difficili personaggi delle opere del suo vasto repertorio, soprattutto verdiano, da cui trae grandi soddisfazioni e meriti, dal pubblico alla critica, che più delle volte la definisce la "rivelazione" dei giorni nostri, avendo anche dalla sua un invidiabile "fisique du rôle" che ne completa l'insieme.
Ha recentemente inaugurato il "Verdi Festival 2002" al Regio di Parma, con l'Alzira verdiana, opera di non poche difficoltà, interpretata in maniera ineccepibile. Sempre quest'anno è stata alla Monnaie di Bruxelles in Cavalleria rusticana, in una nuova, apprezzatissima edizione.
Interessante è stato anche il suo debutto a Tolone nel repertorio mozartiano, in Don Giovanni, nel ruolo di Donna Elvira.
Nel 2001
A conclusione di questo anno che l'ha vista debuttare felicemente in due opere, ed impegnata in diverse, nuove produzioni, è stata in dicembre a Tokyo in Don Carlo, con Renato Bruson e Roberto Scandiuzzi, allestimento di Luchino Visconti e regia di Alberto Fassini, splendidi i costumi originali. E prima, ne Il tabarro e Suor Angelica all'Opera di Nizza, in una nuova produzione curata da Giancarlo Del Monaco.
Macbeth al Teatro alla Scala in autunno, con la direzione di Riccardo Muti, e sempre in questo titolo in una nuova produzione a Zurigo di cui è in uscita un CD e un DVD per la Art Hause. L'opera è stata divulgata in tutto il mondo via Sat 3.
È stata a Basilea, per le celebrazioni verdiane, nella Messa di Requiem, data in forma scenica, che sarà ripresa con la regia di Andreas Homochi.
Due importanti opere si sono aggiunte al suo repertorio: Andrea Chènier, interpretato al Carlo Felice di Genova e Macbeth, debuttato a Tokyo.
In questo difficile ruolo, a lei alquanto congeniale, ha partecipato a tre diverse produzioni, che hanno destato l'interesse dei maggiori teatri mondiali, che subito l'hanno impegnata.
Altra interpretazione esemplare, quella da lei data a Zurigo ne L'amore dei tre re.
Recenti e prossimi impegni.
Dopo l’Alzira, l'incisione di un CD
Tosca in una nuova produzione nel suggestivo Castello di Vigoleno a Piacenza con la Fondazione Toscanini.
In due diverse produzioni di Nabucco a Francoforte e a Zurigo a conclusione dell’anno in corso.
2003
Don Carlo e Un ballo in Maschera a Zurigo.
Bohème, debutto al Carlo Felice di Genova (nuova produzione).
Messa di Requiem verdiana in forma scenica, ripresa a Basilea.
Tosca a Monaco di Baviera e una nuova produzione a Torino.
Ballo in Maschera a Cagliari: nuova produzione, diretta da Placido Domingo,che segnerà il debutto registico del celebre Leo Nucci.
Macbeth in tournée con la Scala in Giappone.
Sarà per la prima volta a Chicago ne L'amore dei tre re.
2004
Altro debutto in Fanciulla del West alla Deutsche Oper di Berlino, direzione Tilman, che interpreterà a Zurigo.
Andrea Chènier, nuova produzione, a Washington.
Chiediamo per finire a Paoletta Marrocu quale meta si prefigga di raggiungere e lei risponde che la realtà supera alle volte la fantasia, che si abbandona ai doni che la vita dispensa e che non si devono mai tralasciare.
R.D
Paoletta Marrocu si racconta e ci racconta un po' della sua proficua vita d'artista
"Se senti la scintilla falla divampare"
Pagina a cura di Lanfranco Visconti
CAGLIARI - Approfittando di un breve momento di pausa di Paoletta Marrocu dai numerosi impegni internazionali e del suo momentaneo rientro da Vienna dove allo Staatsoper ha riscosso un trionfale e meritato successo quale protagonista in recite di Tosca e Fedora (in quest'ultima opera a fianco di un'artista eccezionale, quale Placido Domingo), ho avuto il piacere di avvicinare per un'intervista al nostro periodico, la conterranea giovane soprano, la quale sta davvero attraversando un momento magico della sua già luminosa carriera artistica. Lei, con molta gentilezza e con la disponibilità del suo gioviale carattere, acconsente ad accolgiermi e a farsi ... interrogare.
Paoletta, raccontati brevemente partendo dagli inizi sino ad oggi.
Ho studiato al Conservatorio Pierluigi da Palestrina di Cagliari sotto la guida del soprano Lucia Cappellino e ho seguito corsi di perfezionamento con Renata Scotto; nel 1990, a studi non ancora ultimati, ho vinto diversi premi in occasione di concorsi lirici internazionali . Per quanto riguarda gli impegni artistici, faccio un elenco a memoria: agli inizi degli anni '90 ho debuttato in numerosi teatri lirici italiani La Wally (Lucca, Livorno, Jesi), poi al Teatro alla Scala ho cantato il ruolo di Ottavia ne L'incoronazione di Ppppea, diretta da Alberto Zedda, poi Ravenna con L'Orfeo; Cagliari, Palermo, Firenze per Santuzza in Cavalleria rusticana, ancora Firenze con Aida diretta da Zubin Metha; Regio di Parma con Un giorno di Regno; Pisa, Lucca e Livorno con Norma. Fra il 1999 e il 2000 ho affrontato il decollo internazionale in teatri prestigiosi: Comunale di Bologna, Ginevra (nella Cena delle Beffe e Tosca); l'Arena di Verona e Opernhaus di Zurigo in Tosca; Dresda con Messa da Requiem di Verdi e Nabucco al festival di Bergen; nel 2001 sempre Zurigo nell'Amore dei tre re; Tokyo con debutto in Macbeth; Staatsoper di Monaco, ancora con Tosca; Carlo Felice di Genova, debutto in Andrea Chénier; Staatoper di Amburgo, debutto in Ballo in Maschera; Staatsoper di Vienna, di nuovo in Tosca; Zurigo con una produzione di Macbeth; poi Suor Angelica e Tabarro all'Opera di Nizza, ancora Macbeth alla Scala con Leo Nucci, diretta da Muti e per la regia di Vick; Don Carlos (Elisabetta) con Bruson al National Theatre di Tokyo; Don GIovanni (Elvira) a Tolone, Alzira al Regio di Parma, Tosca a Oslo, ancora Nabucco a Zurigo; Carlo Felice di Genova con il debutto in Mimì ne La bohème; ripresa di Messa da Requiem a Basilea. Tosca a Monaco, Gran Gala di Nabucco a San Gallo, sino ad oggi praticamente, inframmezzato con bel debutto in Fedora a Vienna, con Domingo. Devo aggiungere altro?
No, basta così. La tua vocalità sopranile ha un timbro e colore particolare; in quale gamma di tale corda puoi classificarti: soprano lirico-spinto, lirico drammatico, o drammatico di agilità?
Se si usa bene la voce, in tutte e in nessuna; potrà sembrare una risposta strana, ma la voce è unica, trova i suoi spazi e la sua collocazione a prescindere dalla casella in cui la si vuole mettere; il compositore, infatti, chiunque sia, non ha scritto la musica per una categoria vocale specifica, bensì per il personaggio da interpretare, in cui si collocano tutte le esigenze espressive del ruolo.
Come ti prepari ad affrontare un personaggio?
Leggendo e studiando per bene lo spartito e col controllo accurato della tessitura in base al testo; se devo affrontare un nuovo ruolo cerco di procurarmi, naturalmente, più informazioni possibili, analizzo i testi e cerco soprattutto di prepararlo pensando di esserne la prima interprete. Con ciò non vorrei apparire presuntuosa; per me è una questione di umiltà, non di presunzione, bisogna avere la volontà di leggere ed assimilare sino in fondo lo spartito, capirne i segni, farsi un'idea personale del personaggio, portarlo in scena cercando di dire qualcosa di tuo, di nuovo, senza imitare questa o quella artista del passato remoto o recente e soprattutto essere capace di comunicarlo al pubblico che ti ascolta.
Il tuo repertorio è in graduale e continua e evoluzione; con la maturità vocale e con l'acquisizione di una tecnica sempre più agguerrita, sei ormai diventata una star del teatro lirico, tant'è che, assieme a poche altre colleghe, sei contesa da direttori artistici, direttori d'orchestra e registi quotatissimi. Pensi che con gli anni si evolverà ancora il tuo repertorio
Si evolverà sempre, naturalmente in modo graduale e ben ponderato da me e sapendo fare le giuste scelte, per quanto riguarda il repertorio; ritengo infatti che, con lo studio continuo, con la volontà di crescere e con l'umiltà di proporsi, non esista un limite alla musica e alla ricerca artistica.
Relativamente ai compositori spazi da Verdi a Puccini, da Mozart a Bellini, sino al verismo di Mascagni, Giordano, Cilea, Catalani, ma hai cantato anche i compositori contemporanei; quali di questi ti hanno maggiormente stimolata?
Ho frequentato volentieri la musica contemporanea agli inizi della mia carriera; sono stata infatti la prima interprete del Don Chisciotte di Robero Solci (un contemporaneo che stimo molto) nel 1994 al Ravenna Festival. Ultimamente, considerando i miei numerosi impegni, non ho avuto modo di interpretare musica contemporanea; attualmente apprezzo molto il maestro Tutino, che è davvero molto bravo.
Che ricordi hai della tua terra natìa e che consigli daresti ai giovani che si accingono ad accostarsi alla lirica?
Ho tanti bei ricordi della mia Sardegna: è la mia radice, è sempre molto vivo in me l'amore per le sue tradizioni, quelle vere ed autentiche, ma, essendo geograficamente un'isola, crea difficoltà di contatti con l'esterno e questo rappresenta un limite, specialmente per i giovani che vogliono iniziare questo nostro arduo mestiere, perché è difficile confrontarsi, proporsi; a loro vorrei consigliare soprattutto di studiare, essere disposti a fare sacrifici e credere fermamente e avere fiducia in loro stessi; vorrei ancora raccomandare questo: se ci si sente dentro la scintilla bisogna avere il coraggio e la forza interiore di farla assolutamente divampare. Se si ha talento , si ha il dovere di coltivarlo per se stessi e soprattutto per gli altri.
Ora una domanda che faccio spesso ai cantanti; si tratta delle regie tradizionali e quelle innovative perché è il tema di oggi, che accende tante discussioni e pareri contrastanti fra melomani e non solo. Qual è la tua opinione?
Sono una possibilista; ci possono essere produzioni belle e produzioni meno belle sia con regie tradzionali che innovative; l'importante è non stravolgere il libretto e non snaturare la musica.
Quali sono i tuoi impegni artistici più immediati e futuri?
Tanti. In novembre a Zurigo per Ballo in Maschera e Nabucco; inizierò il 2004 con un importante debutto, Minnie della Fanciulla del West di Puccini al Regio di Torino, che canterò subito dopo anche alla Deutsche Oper di Berlino ; ancora Zurigo per I Vespri siciliani, Leonora del Trovatore allo Staatsoper di Monaco e poi Don Carlos al Solothurn Festspiele; Maddalena dello Chénier all'Opera di Washington; Macbeth al Regio di Madrid e ancora Chénier allo Staatsoper di Vienna; nel 2005: Tosca a Monaco e Marsiglia, Il Corsaro a Genova, Amelia del Simon Boccanegra a Cagliari (finalmente...), Torvatore a Zurigo, Macbeth a Dresda e poi nel 2006 l'importante debutto nel ruolo del titolo in Turandot a Zurigo e una serie di recite di Manon Lescaut, Tosca e Don Carlos a Vienna.
La Marrocu, a questo punto, sorride intuendo un nostro pensiero: questo è proprio un carnet nutrito e di notevole impegno artistico, degno di un'autentica star del panorama lirico internazionale. Brava Paoletta.
Paoletta Marrocu - Temperamento e intelligenza
Intervista di Eva Pleus, Milano
L'intervista è attualmente disponibile solamente in tedesco.
Paoletta Marrocu - un nuovo soprano verdiano
Intervista di Reinmar Wagner
L'intervista è attualmente disponibile solamente in tedesco.